Le scoperte scientifiche sulla sensoristica ci avvicinano alla natura animale, piuttosto che distanziarcene - come si è soliti pensare -.

Fin dagli anni '90, quando il primo robot di mungitura ha fatto il suo ingresso sul mercato, l'automazione di alcuni processi in stalla ha garantito maggior precisione, nonché minori sprechi di tempo e di risorse, implicando per l'allevatore un ruolo diverso, nonché un nuovo approccio alla gestione della stalla. Ridefinendo i confini della professione (sempre meno manuale e più semplice e informatico) si iniziava così - più o meno consapevolmente - un familiarizzare con il concetto di "sostenibilità", una delle maggiori competenze di molti business odierni.

Tale concetto è legato indissolubilmente al sostentamento dell'umanità che, da sempre, vive in funzione dei cambiamenti climatici e alimentandosi grazie al bestiame.

Sebbene sul clima – però – il controllo dell’uomo sia notevolmente limitato, sulla mandria, può impattare in maniera considerevole, influendovi più o meno positivamente.

Sull’allevamento, il controllo può oggi essere diverso: grazie ai sensori di precisione e ai sistemi di precision farming, l’attenzione al singolo capo di bestiame può aumentare con rapidità, consentendo di controllarne la dieta in maniera più accurata, garantendo l’omogeneità dell’unifeed ingerito e monitorando con continuità le condizioni di salute del singolo animale, con l’obiettivo di garantirne il “benessere costante”, in armonia con il suo ambiente e i suoi simili.

Per mantenere alto il livello di salute dell’allevamento sono stati ideati, progettati e costruiti sensori con differenti scopi di rilevazione, a seconda della forma e della posizione in cui è necessario collocarli. Questa pluralità di strumenti assolve ad una molteplicità di funzioni: in primis di registrazione dei dati e di segnalazione di eventuali gap tra un gold standard prefissato sulla generalità della mandria e un valore rilevato in un determinato momento.

L’alert può tradursi in un segnale acustico oppure in una notifica visualizzata direttamente sullo smartphone, per richiamare l’attenzione dell’allevatore che, impegnato da mille attività, può aumentare la sua tempestività nella risoluzione delle problematiche.

La rilevazione dei dati avviene con modalità quali: l’utilizzo del MIR (o “infrarosso medio”) e la citofluorimetria; le informazioni vengono poi trasmesse a dei sistemi informatici, sui quali sono installati software specifici che, grazie ai progressi nella tecnologia di calcolo, analizzano i dati e li sintetizzano in modelli statistici, per orientare le decisioni dell’allevatore.

Le tipologie di sensori ad oggi esistenti e in via di adozione spaziano dai collari, ai bracciali, ai podometri e le loro caratteristiche sono tarate per il monitoraggio dei movimenti all’interno dell’ambiente in cui vive, si muove e riposa l’animale e per il controllo della sua alimentazione e di altri parametri fisiologici (quale il respiro).

I sensori garantiscono una crescente efficienza all’evolvere delle tecnologie, grazie alla sensibilità aumentata (meno falsi negativi) e ad una maggior specificità (pochi falsi positivi), nel monitoraggio in tempo reale dell’allevamento e del suo benessere.